L’opera si configura come un’autentica manifestazione polimaterica, dominata da un’estetica ancestrale. La superficie, trattata con una densa applicazione di pasta materica mescolata al sale, presenta una texture grezza e porosa, come roccia consumata dagli elementi. Su questa base, che evoca l’aridità e il passare del tempo con i suoi contrasti di ossidazione ramata e nero profondo, l’artista ha incastonato una serie di sassi pluviali levigati, provenienti dal Lago Sauris, che sembrano galleggiare o essere stati rigettati dalla terra stessa. Questi elementi sono collegati da sette corde sottili, tese orizzontalmente come nervi o trame che legano l’intera composizione.
“Seven Strings” è un’ode alla memoria della terra e alla connessione tra gli elementi. L’atmosfera è solenne, quasi rituale; il contrasto tra l’oscurità dello sfondo e i bagliori metallici del rame suggerisce una ricchezza nascosta che emerge solo attraverso l’usura e il tempo. I sassi del Lago Sauris sono custodi di storie antiche, levigati dall’acqua e ora intrappolati in questa visione materica. Le sette corde, da cui il titolo, non sono solo elementi strutturali ma simboleggiano i sette legami invisibili — che siano i giorni della creazione, le note di una melodia primordiale o i legami ancestrali — che tengono unito il tutto. L’opera trasmette un senso di profonda resilienza e di una forza silenziosa, immanente e millenaria.
Opera presente alla Seconda Edizione della Biennale di Potenza 2026- Museo archeologico provinciale di Potenza.
Opera con documentazione certificata





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